La scienza dei Trigger Points
Sono pochi i professionisti che sanno valutare l’importanza dei trigger points nell’ambito della teoria del dolore. Eppure questi “punti irritabili” non sono una scoperta recente: già dal 1938 era stato ampiamente accertato che erano in grado di provocare dolore e fastidio ai pazienti quando stimolati manualmente, infatti per la prima volta, nel corso del 1942, fu usato il termine “punto trigger”. Oggi possiamo ipotizzare che l’antica usanza cinese di utilizzare il tocco terapeutico, avesse proprio origine dall’intenzione di curare il dolore provocato dai punti trigger. Guardando alla letteratura scientifica sappiamo con certezza che i punti trigger esistono e sono molto comuni: tutte le persone, compresi i bambini, li hanno, solo che spesso non si accorgono della loro relazione significativa con il dolore che avvertono nei movimenti. Dove si formano? La letteratura scientifica al riguardo è chiara: i punti trigger possono formarsi in qualunque muscolo dell’organismo umano, e secondo la scienza rimangono persino nel tessuto muscolare dopo il decesso dei soggetti, potendo dunque durare tutta la vita. Cerchiamo di capirne di più sulla loro causa e su come riconoscerli facilmente.
Significato del termine “Trigger Point”
Il nome “Trigger point” (o punto grilletto) fu introdotto per la prima volta nel lontano 1942, dalla dottoressa Janet Travell. Quest’ultima, utilizzando questo concetto, intendeva dare un nome a un disturbo comune sulle fasce muscolari degli esseri umani, capace di provocare dolore: un fastidio tale da far “scattare” il paziente e, nel lungo termine, rendere i muscoli meno forti e più stanchi, provocando sempre più rigidità nei movimenti. Ma perché vengono chiamati “trigger points”? Tradotto dall’inglese, il termine “trigger points” significa proprio “punto grilletto”: tale termine viene usato per descrivere la condizione sofferente che subisce il paziente non appena vengono toccati questi punti; difattise viene praticata anche una semplice pressione sui trigger point, il paziente percepisce dolore causato dalla compressione, e talvolta può trovare sempre più difficoltà nei movimenti.
Come si riconoscono i trigger points?
Riconoscere i trigger points per un fisioterapista non è difficile, basta effettuare una palpazione approfondita dei muscoli. I “punti grilletto”, possono essere riconosciuti a causa della differente sensazione di viscosità e di durezza del tessuto muscolare che il terapista percepisce sotto la pelle del paziente durante un’attenta palpazione, specificamente all’interno di tutto il muscolo. Spesso i trigger points possono dare al soggetto la sensazione di avere un nodulo sotto la cute, di grandezza variabile da alcuni millimetri fino anche a volumi più importanti di centimetri. Uno dei segnali tipici dei punti trigger, tuttavia, ovvero quello principale, è certamente il dolore o fastidio che deriva dalla palpazione del muscolo interessato, che può essere accompagnata da una importante rigidità dei movimenti.
Quali conseguenze provocano i trigger points?
La stimolazione dei punti trigger può provocare un grado medio/alto di dolore nel paziente, semplicemente quando questo effettua dei movimenti, non a caso possono essere ritenuti la principale causa di disabilità delle persone, sia nell’attività lavorativa che nel tempo libero. I punti trigger hanno infatti una caratteristica peculiare: possono essere presenti anche in modo latente, in cui non producono attivamente dolore al paziente. A tal riguardo, alcuni studiosi (Travell e Simons), ritengono che le conseguenze che i trigger points sono in grado di provocare nel corpo sono persino peggiori rispetto al dolore causato da quelli attivi, e questo perché i punti trigger latenti tendono ad accumularsi e con il tempo diventano la causa sottostante alla rigidità delle giunture, con conseguenti limitazioni al movimento. E non solo: la continua tensione muscolare che i trigger points latenti causano nel corpo, può comportare un livello elevato di sforzo nei punti di inserzione dei muscoli, provocando problematiche ti diversa natura.
Come si riconosce un trigger point?
I diversi tipi di Trigger Points
I trigger points possono essere classificati in base ai punti del corpo in cui sono localizzati. Innanzitutto è possibile distinguere i punti trigger “primari” (chiamati anche centrali), che rappresentano i più classici e diffusi. Questi si collocano al centro del ventre muscolare, e solitamente sono sopportabili. I punti trigger secondari invece, sono quelli situati nei muscoli vicini a quello primario, che resta dunque il primo da trattare per risolvere il dolore. Ci sono punti trigger che si formano nei punti tendinei, e i punti trigger che riguardano una grande porzione del corpo o legati a delle problematiche posturali. Va fatta poi una differenza tra i punti trigger latenti e attivi: i primi non danno al paziente alcun fastidio (anche se causano rigidità muscolare e in caso di stimolazioni nella parte interessata possono riattivarsi); mentre i secondi provocano dolore al tatto e alla palpazione.
Le cause dei trigger points
Ma come si creano i trigger points? Esistono delle cause scatenanti? Non è possibile dare una risposta univoca a questa domanda, perché in molte persone, pur essendo presenti, sono latenti e non si manifestano con dolore. Esistono comunque dei comportamenti scorretti che possono attivarli: in particolare le cattive abitudini posturali, la sedentarietà, la mancanza di vitamine nell’organismo (così come l’alimentazione errata), i traumi, le cicatrici, i problemi metabolici, gli infortuni o le attività che provocano stress in modo continuativo. Anche i movimenti ripetuti nel tempo possono causarli, soprattutto se comportano un’eccessiva attivazione muscolare.
Dove si verificano i Trigger Points?
– nei muscoli della parte bassa della schiena
– nei muscoli posteriori della coscia
– nei muscoli dei polpacci
– nella banda iliotibiale
Lo scopo finale della terapia è sempre quello di alleviare i fastidi del paziente e ripristinare gradualmente le capacità funzionali dei muscoli. Va da sè che il ruolo del fisioterapista è fondamentale al riguardo: questo usa infatti nel caso dei trigger points diverse tecniche che, agendo sulla muscolatura, aiutano il paziente a ripristinare il proprio stato di salute e ridurre il dolore. Come già accennato sopra le tecniche di trattamento comprendono la compressione ischemica,ma possono anche essere usate tecniche miofasciali e neuromuscolari (per rilassare la muscolatura interessata e quella circostante), e l’effettuazione di un massaggio profondo con delle frizioni manuali sulla muscolatura.






